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Terapia del dolore e cure palliative – Legge 10.03.2010 n° 38

È stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale la legge che prevede la tutela all’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore da parte del malato, nell’ambito di livelli di assistenza come indicati dal legislatore, al fine di assicurare il rispetto della dignità e dell’autonomia della persona umana, il bisogno di salute, l’equità nell’accesso all’assistenza, la qualità delle cure e la loro appropriatezza riguardo alle specifiche esigenze.

 

A tal fine, in questa legge viene indicato come le strutture sanitarie che erogano cure palliative e che si occupano di terapia del dolore debbano assicurare, sia al malato che alla sua famiglia, detti trattamenti, nel rispetto di tre principi fondamentali, che sono:

 

1.      La tutela della dignità e dell’autonomia del malato, senza alcuna discriminazione;

 

2.      La tutela e la promozione della qualità della vita, fino al suo termine;

 

3.      Un adeguato sostegno sanitario e socioassistenziale della persona malata e della famiglia.

 

In detta legge vengono anche indicate, in maniera analitica, le varie definizioni, nonché le modalità effettive per erogare ed accedere a tali servizi.

 

Ciò che risulta sicuramente rilevante, oltre alla portata veramente significativa in termini di evoluzione del consenso informato ed anche in termini di testamento biologico e accanimento terapeutico, è la previsione dell’obbligo di riportare la rilevazione del dolore all’interno della cartella clinica.

 

Infatti, i medici e gli infermieri avranno l’obbligo di indicare nella cartella clinica, che come noto è un atto pubblico, le caratteristiche del dolore rilevato e della sua evoluzione nel corso del ricovero, nonché la tecnica antalgica ed i farmaci che vengono utilizzati, i relativi dosaggi, ed il risultato antalgico conseguito.

 

Per rendere quanto più effettivo possibile questo importante intervento, sono state previste, presso il Ministero della salute, delle Commissioni Nazionali per il monitoraggio delle cure palliative e della terapia del dolore.

 

Questo intervento appare, quindi, molto significativo in un ordinamento ove, fino ad oggi, si è fatta fatica a trovare uno spazio per il concetto, pacifico in altri ordinamenti, della dignità e della autonomia del malato, nel senso di avere un riscontro normativo certo, ove si potesse ricavare quanto già indicato diverse volte da parte del Comitato Nazionale per la Bioetica, in termini di alleanza terapeutica tra paziente e medico, nonché nel Codice Deontologico dei Medici, oltre che in alcune convenzioni, come quella di Oviedo del 1997, che ha avuto, appunto, come scopo primo e fondamentale, quello di tutelare la dignità umana, sottolineando la necessità del consenso al fine degli interventi in ambito medico.


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