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Garza dimenticata all’interno del paziente durante un intervento di rimozione di protesi mammaria

Il caso di seguito esposto rappresenta uno tra i più drammatici episodi di malasanità. Purtroppo, non sono infrequenti i casi in cui vengono lasciati oggetti, tra i quali garze e strumenti operatori, all’interno del corpo del paziente operato. Nel caso di specie, il paziente è rimasto vittima di una clamorosa dimenticanza del chirurgo, il quale ha abbandonato un frammento di garza nel corpo del paziente.

Il Caso

La sig.ra X, nel 2008 si sottoponeva a intervento chirurgico di rimozione delle vecchie protesi mammarie impiantante nel 1984 che cominciavano a perdere volume e elasticità.

L’intervento, a seguito di svariate consultazioni, veniva eseguito dal Dott. Y, presso la casa di Cura Z.

Già una settimana dopo l’intervento l’attrice cominciava a lamentare dolore nella zona sopramuscolare del seno destro, accompagnato da un forte arrossamento e tumefazione con fuoriuscita di sierosità dai punti di sutura.

Dopo 10 giorni dall’intervento, perdurando tale sintomatologia, la sig.ra X consultava il chirurgo che aveva effettuato l’intervento, il quale, con toni del tutto rassicuranti, la tranquillizzava ritenendo che tali disturbi erano da ricondursi al normale decorso post-operatorio.

La paziente non riscontrando alcun miglioramento apprezzabile delle sue condizioni fisiche si sottoponeva a diversi esami.

All’esito dei vari consulti con diversi specialisti, anche di oncologia, era accresciuto il timore della Sig.ra X che la tumefazione a carico della mammella destra potesse rappresentare una cancro di natura maligna.

Pertanto, la Sig.ra X, seriamente preoccupata per il proprio stato di salute, si rivolgeva ad uno specialista, dott. T nonché primario di oncologia, che, a seguito di visita specialistica, certificava “a livello delle mammelle, si è riscontrata presenza di protesi posta retropettoralmente da entrambe i lati, scendendo di circa 4 centimetri la destra al di sotto del solco mammario. È stata inoltre riscontrata, a livello del quadrante supero interno della mammella destra un’area di indurimento, estendentesi per circa 3 (Tre) centimetri nei suoi assi maggiori. Si rendeva necessario uno studio diagnostico-strumentale, a completamento di quello clinico, includente gli esami ecografici, mammografici e la risonanza magnetica. Alla luce del loro risultato, verrà deciso l’ulteriore iter, che potrebbe includere anche il trattamento chirurgico”.

Successivamente, la Sig.ra X veniva ricoverata, presso il Centro di Oncologia dove, a seguito di esame mammografico, veniva evidenziato “protesi mammarie retropettorali bilaterali. Corpi mammari a struttura fibroghiandolare, nel contesto dei quali non si repertano immagini atipiche. Al quadrante supero-interno destro, in sede profonda, si evidenzia opacità ovalare a margini netti, di circa 5 cm di diametro massimo, che impronta il muscolo pettorale e la protesi, nel contesto della quale è incluso un filo radio – opaco “raggomitolato”. Tale opacità appare corrispondente all’area di “sbarramento acustico” già segnalata nella stessa sede con ecografia. Conclusioni: verosimile granuloma da corpo estraneo a destra”. La visita specialistica effettuata presso il centro di Oncologia, con il dott. T, sicuramente, da un lato, aveva rassicurato la sig.ra X in quanto veniva quasi totalmente esclusa l’ipotesi che si potesse trattare di un tumore, d’altro lato, invece, concretizzava la possibilità di un nuovo intervento chirurgico.

Infatti, la Sig.ra X veniva sottoposta a intervento chirurgico con conseguente asportazione del corpo estraneo ritrovato (garza).

Si anticipa sin d’ora che la garza chirurgica estratta dal corpo dalla Sig.ra X è stata sequestrata e, contestualmente, è stata presentata denuncia- querela contro il dott. Y per i fatti sopra narrati.

La dimenticanza di una garza nel seno destro della Sig.ra X ha comportato notevoli disagi e preoccupazioni alla stessa, ed ha, anche, influito in maniera incisiva nella sua sfera lavorativa, relazionale e sessuale.

Le conseguenze negative derivanti dalla condotta imperita e negligente del Dott. Y, non sono state circoscritte dal nuovo intervento subito, ma sono state alimentate dall’ulteriore trauma post-operatorio che ha reso consapevole la sig.ra X di aver subito una manifesta menomazione dei seni.

Inutile, sottolineare che tale vicenda, anche per le modalità in cui si è estrinsecata, ha gravemente compromesso lo stato psico-fisico della Sig.ra X, determinando perdita di interesse per ogni cosa, un totale annichilimento della vita sessuale ed uno stato di progressiva chiusura verso il mondo esterno.

La Sig.ra X incapace di uscire dal baratro in cui era caduta, chiedeva aiuto ad uno psicologo e a un neuropsichiatra che, verificata la grave depressione, attuavano, rispettivamente, terapia farmacologica e sedute di psicoterapia analitica.

I fatti sopra narrati evidenziano in modo inconfutabile la responsabilità del Dott. Y e della Casa di Cura nella causazione dell’evento.

L’inesatta esecuzione dell’intervento chirurgico è esclusivamente la conseguenza del comportamento negligente, imprudente e imperito degli stessi.

Con lettera, tramite lo Studio Legale Naso, la sig.ra X contestava ogni responsabilità al dott. Y e alla Casa di Cura, qui convenute per quanto accaduto alla stessa, come da lettera che qui si produce.

Successivamente, la sig.ra X si sottoponeva a vista medico-legale, presso uno dei medici legali offerti dallo studio legale Naso, per la valutazione dei danni subiti a seguito dell’intervento effettuato.

Alla luce di quanto sopra, si è resa necessario agire in giudizio nei confronti del dott. Y e della Casa di Cura, al fine di ottenere un adeguato risarcimento per il gravissimo danno subito dalla Sig.ra X.

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