Errata insatallazione di protesi dentaria e la responsabilità del chirurgo odontoiatra
SCRITTO DA: Studio Legale Naso 1 Commento 22/10/2008
Il caso di seguito brevemente illustrato, riguarda l’errata realizzazione di interventi odontoiatrici. Tale circostanza, oltre ad ingenerare fastidiosi e spesso assai gravi postumi nonché danni permanenti, dal punto di vista medico legale, a volte, integra la necessità di dover ricorrere a strumenti processuali, quali , ad esempio una consulenza tecnica d’urgenza, tecnicamente definita ATP, al fine di impedire che, in presenza di più interventi, i danni causati dalla prima operazione vengano occultati o cancellati dalle successive operazioni subite. Questo è stato, per l’appunto, l’iter processuale che ha caratterizzato il seguente caso, il quale si colloca nell’ambito della responsabilità medica del chirurgo odontoiatra, e riguarda l’errata esecuzione di diversi interventi chirurgici implantologici, ossia errore nell’installazione di protesi dentarie.
Il caso
Nel 1998 la sig.ra X iniziò a sottoporsi ad una serie di interventi chirurgici-implantologici.
In data 28.02.98, la stessa veniva sottoposta dal dott. Y ad un intervento di implantologia di n. 3 elementi a carico dell’emiarcata superiore destra.
L’intervento, per imperizia professionale, non ebbe esito positivo, tanto da causare notevoli e gravi complicazioni sia a livello mascellare, sia all’occhio destro.
Tali circostanze indussero la sig.ra X a citare in giudizio il medico curante dello Studio Dentistico, dott. Y, per ottenere il risarcimento di tutti i danni patiti.
Il contenzioso con tale sanitario si chiuse solo nel 2005, con accordo tra le parti, anche se l’errore medico determinò una diversa e più travagliata evoluzione degli eventi odontoiatrici all’epoca programmati.
Nell’ottobre 1998, la sig.ra X si sottoponeva ad un nuovo intervento chirurgico presso la Clinica Oculistica dell’Ospedale Z, per rimuovere una delle tre viti che le erano state inserite per sostenere l’impianto odontoiatrico applicato dal dott. Y, poiché una di esse si era spostata nel seno mascellare destro a livello dello sfondato superiore in prossimità dell’infundibolo.
Successivamente, la sig.ra X, abbandonato lo studio dentistico autore e responsabile dei danni e disagi causati, si rivolse all’Istituto T, dove fu sottoposta a rimozione dell’impianto del seno mascellare e ad una serie di interventi chirurgici.
Il dente -incisivo laterale- fu sottoposto a trattamenti endodontici e di ricostruzione.
Tuttavia, sin da subito le protesi definitive cagionarono alla sig.ra X notevoli disagi e difficoltà masticatorie, determinando una sensazione di imprigionamento della lingua e della mandibola.
Per di più, a causa del frequente distaccamento della corona applicata sull’incisivo laterale, la sig.ra X fu costretta a tornare più volte presso la medesima struttura sanitaria dove la corona dell’incisivo laterale fu ricementata più volte.
Infine, a circa un anno dal termine dei trattamenti, il medesimo incisivo laterale fu sottoposto a nuovo intervento endodontivo per la comparsa di un granuloma e fu sostituito con un perno. Nonostante ciò, la corona continuò a distaccarsi ed i disturbi alla masticazione provocati dalla estesa protesizzazione presente all’arcata superiore continuarono a persistere.
In altri termini, a seguito degli interventi eseguiti presso la struttura sanitaria dell’Istituto T, la sig.ra X era affetta sostanzialmente da due problematiche: la stessa, da un lato, lamentava la continua decementazione della corona incisivo laterale e, dall’altro lato, accusava problemi occlusali e muscolari.
Nell’ottobre del 2003 la sig.ra X, a seguito dell’aggravarsi dei disturbi e disagi subiti, si rivolse ad altro studio dentistico B.
Gli interventi effettuati dal medico operante presso il suddetto studio dentistico B pur avendo modificato in modo non trascurabile le condizioni del cavo orala della sig.ra X, tanto da rendere poco chiaro evidenziare gli errori tecnici nella realizzazione protesica applicata con i precedenti interventi dall’Istituto T. Ad ogni modo, si evidenziavano alcune significative circostanze di indubbia imperizia professionale.
In particolare, l’Istituto T per il dente interessato decise di rintervenire già dopo un anno e dopo alcuni accertamenti radiografici che avevano messo in evidenza un’ ingravescente lesione apicale.
In ogni caso, la corona applicata sull’incisivo laterale continuò a decementarsi, tanto che, nell’agosto del 2003, in una situazione di emergenza, lo studio dentistico B, dovette reintervenire con realizzazione di ricostruzione con perno in fibra e applicando una nuova corona provvisoria.
Tale realizzazione protesica per il medesimo elemento dentario non era stata eseguita secondo le regole dell’ars medica, poiché i numerosi distacchi della corona indicano che sia del primo moncone, sia del perno in oro realizzati dall’ISI, non realizzavano una ritenzione sufficiente a garantire la tenuta della cementazione della corona protesica.
Va evidenziato che la scarsa ritenzione e le continue decementazioni facilitano i fenomeni di infiltrazione e/o le microfratture ad opera dei perni radicolari applicati al dente, ne producono un progressivo indebolimento dei tessuti corono-radicolari con peggioramento della tenuta della cementazione della corona protesica, distacco del perno e così via, fino alla perdita del dente per danno irreparabile alla radice, specialmente in un incisivo laterale che è anatomicamente poco robusto.
Il dott. dello studio dentistico B non fornisce nessun tipo di motivazione clinica, nella certificazione rilasciata dalla sig.ra X, circa la decisione di rimuovere la protesi applicata dall’Istituto T, tuttavia tale circostanza porta a concludere che la stessa fosse ritenuta dal medico dello studio dentistico B inadeguata, diversamente non si comprenderebbe perché il medesimo propese per tale scelta già dopo poco tempo in cui aveva in cura la sig.ra X.
In definitiva, si può concludere che per il settore incisivo superiore della sig.ra X, i sanitari dell’Istituto T non effettuarono una congrua programmazione terapeutica, la quale, tenendo conto dell’esiguo spazio disponibile tra le due arcate della paziente e della ridotta altezza dei monconi, avrebbe dovuto, anzitutto, prevedere un allungamento di corona clinica dei quattro incisivi ed, eventualmente, l’effettuazione di quattro corone protesiche unite.
La scelta di non operare con questa modalità ha verosimilmente costretto i protesisti dell’Istituto T a realizzare delle corone che, con ridottissimo spazio disponibile, diedero origine ai precontatti nel settore anteriore.
Tali contatti anomali della protesi indussero i disagi riferiti dalla Sig.ra X ed i ritocchi mediante fresatura disposti presso l’Istituto T per le medesime corone.
Tali interventi non furono necessari a ripristinare la corretta dimensione verticale tanto che il persistente precontatto cagionò la disfunzione occlusale, lo sventagliamento e l’abnorme usura degli incisivi inferiori, rilevati e trattati dallo studio dentistico B mediante la sostituzione di tutte le protesi all’arcata superiore con dei provvisori terapeutici, terapia ortodontica e due viti per ripristinare la corretta funzionalità occlusale ed il fisiologico spazio linguale.
Per ripristinare la funzione masticatoria ed occlusale la Sig.ra X dovrà, inoltre, sottoporsi ad ulteriori terapie protesiche consistenti nella rimozione dei provvisori attualmente applicati all’arcata superiore e nella applicazione di nuove corone sia per il settore anteriore (incisivi), sia per il settore laterale (sugli impianti).
Da ultimo si evidenzia che, a seguito del nuovo assetto occlusale a seguito della terapia dello studio dentistico B, non potranno essere riutilizzate le corone fabbricate dall’Istituto B sugli impianti.
Con lettera del 15.09.06, tramite lo Studio Legale Naso, la sig.ra X contestava ogni responsabilità all’Istituto T.
A fronte dell’enorme danno e dall’ingente e legittima richiesta risarcitoria avanzata dalla cliente, la fase stragiudiziale susseguitasi nel corso dei mesi è risultata particolarmente faticosa.
Tuttavia, si è ritenuto, nel caso di specie, ricorrere all’autorità giudiziaria al fine di ottenere congruo ed esaustivo ristoro alle richieste risarcitorie della sig.ra X.

7 Settembre 2010 alle 22:46
Salve,
ho trovato questo articolo molto interessante. anch’io ho subito un anno di supplizio a causa di un impianto dentale non conforme alla mia bocca e ancor oggi non sono riuscita a riselvere. Desidero n’informazione: che cosa è una consulenza d’urgenza definita ATP?
grazie della cortese risposta cordiali saluti